Consumi: gli italiani desiderano un ritorno alla normalità

Flavio Meloni - 05 Settembre 2012

Dopo i tagli imposti dalla spending review gli italiani desiderano un ritorno alla"normalità" che porti a un allentamento delle tensioni cui sono stati sottoposti nei mesi scorsi e gli consenta di concedersi qualcosa in più sulfronte dei consumi. A rivelarlo è l'ultima rilevazione dell'Indice di benessere finanziario (Ibf) di Ing Direct, l'indicatore sintetico che misura il benessere percepito dalle famiglie in relazione alle sei dimensioni della finanza personale: mutui, prestiti, carte di credito, risparmio, investimenti, reddito e spese familiari. Dopo aver toccato il minimo storico durante la scorsa primavera, a giugno il parametro ha segnato una timida ripresa, risalendo da 43,3 a 45,2 punti su una scala dove un valore di 100 indica il massimo comfort e 0 il massimo disagio. Il "ritorno alla normalità" coinvolge in primo luogo la capacità degli italiani di pagare le rate del mutuo, con un Ibf passato dal 37,5 al 40,2, e la fiducia nella capacità di accantonare i risparmi, con un valore aumentato da 41 a 43,7. In lieve miglioramento anche le dimensioni delle spese quotidiane e bollette, in relazione alle quali l'Ibf è arrivato a quota 46 punti lasciandosi alle spalle il crollo del primo trimestre, del reddito percepito, da 44,4 a 45,5, e degli investimenti, da 54,3 a 55,8. L'allentamento della tensione, tuttavia, non sembra interessare il segmento più giovane della popolazione italiana. Per i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 34 l'Indice di benessere finanziario ha infatti registrato un ulteriore calo, toccando i 44,3 punti, con una flessione di 3,5 punti nell'ultimo anno (a giugno 2011 era a 47,7 punti). Intimoriti dalla precarietà lavorativa e dall'instbilità contrattuale (gli ultimi dati dell'Eurostat parlano di un tasso di disoccupazione pari al 35,9% per i 15-24enni e di una media nazionale del 10,2%), i giovani devono fare i conti con salari in stallo e prospettive dicrescita professionale non certo rosee, che ingrigioscono le loro speranze verso il futuro. Viceversa un maggiore ottimismo si sta invece facendo strada tra le donne italiane: mentre i dati della rilevazione primaverile sottlineavano l'acuirsi del divario nel benessere percepito tra i due generi, quelli raccolti nel secondo trimestre mostrano un riavvicinamento tra l'universo maschile e quello femminile, che convergono attorno a un Ibf che ruota intorno ai 45 punti. Grazie a scelte di acquisto più attente e consapevoli, le donne sembrano aver trovato il giusto bilanciamento tra sacrifici e concessioni, che le ha portate a rivedere il proprio stile di vita e i propri modelli di spesa senza necessità di radicali stravolgimenti. Le rinunce più comuni riguardano le cene fuori casa e i divertimenti (80%), le spese per moda e abbigliamento (68%) e quelle per l'auto e la benzina (67%).