In Eurolandia il credito continua a correre

di Beda Romano

Il Sole 24 Ore - 28 Febbraio 2008

La crescita ha subìto un rallentamento nella zona euro - e la stessa Banca centrale europea lo ammetterà la settimana prossima quando pubblicherà le nuove stime economiche relative al 2008 e 2009 -, ma la frenata appare (almeno per ora) meno forte del previsto, nonostante l'apprezzamento dell'euro contro il dollaro.
Gli ultimi dati sulla massa monetaria mostrano che la liquidità in Europa rimane abbondante. La crisi finanziaria ha certo provocato un aumento dei tassi d'interesse sui mercati, ma la crescita del credito al settore privato rimane particolarmente dinamica: dell'11,1% annuo in gennaio, in lieve rallentamento rispetto all'11,2% di dicembre.
Il credito alle imprese è addirittura aumentato a cavallo dell'anno, dal 14,5% di dicembre al 14,6% in gennaio (un record dal 1999), mentre la massa monetaria M3 è cresciuta al passo dell'11,5% in gennaio dal1'11,6% del dicembre 2007. Questi dati giungono dopo che due indici, il Pmi a livello europeo e l'Ifo in Germania sulla fiducia delle imprese, hanno mostrato di recente un aumento. «La frenata della crescita c'è, ma è particolarmente graduale», nota Silvia Pepino, economista di Jp Morgan.
L'ultima conferenza stampa del presidente Jean-Claude Trichet - il 7 febbraio scorso - ha indotto molti osservatori a scontare un allentamento monetario a breve termine. La Bce ha certo cambiato posizione, dicendosi consapevole dei rischi che pesano sulla crescita, ma non ha voluto con questo aprire una porta a una rapida riduzione del costo del denaro, oggi al 4 per cento. Da allora, l'istituto monetario ha tentato di rimettere le aspettative in carreggiata. Ieri il governatore della Bundesbank AxeI Weber ha esortato il mercato a rivedere le sue previsioni: «L'attuale consenso sulle attese relative ai tassi d'interesse chiaramente sottostima i rischi di inflazione».
Il timore delle autorità monetarie è di assistere a una spirale salariale.
L'inflazione oscilla intorno al 3 per cento. I banchieri centrali sono convinti che sia un fenomeno temporaneo, ma ammettono che il calo sarà più lento del previsto, complice l'aumento dei prezzi del petrolio e di altre materie prime. "Il loro incremento - ha detto ieri Lorenzo Bini Srnaghi, membro del comitato esecutivo della Bce- è preoccupante perché riflette risorse scarse".
Il banchiere centrale ne ha approfittato per lasciare intendere che le prossime stime della Bce mostreranno probabilmente una riduzione della crescita e possibilmente un aumento dell'inflazione. Le ultime proiezioni dell'istituto monetario, pubblicate in dicembre, puntavano nel 2008 su un'espansione dell'economia del 2% e su un incremento dei prezzi del 2,5% annuo.
Nelle ultime settimane dinanzi alle prese di posizione della Bce, molti analisti sono stati costretti a rivedere le loro aspettative, spostando in là di qualche mese un allentamento monetario che davano pressoché per sicuro tra marzo e aprile. Gli u1timi dati consentiranno probabilmente ai banchieri centrali di resistere alle pressioni per un rapido taglio dei tassi d'interesse .