Mutui, tassi record al 5,75%

di Rossella Bocciarelli

Il Sole 24 Ore - 19 Giugno 2008

Continua a crescere il costo dei mutui per l'acquisto di abitazioni, anche per effetto della crescente predilezione delle famiglie italiane per il tasso fisso. A maggio, segnala il Bollettino mensile dell’Abi, il saggio di interesse si è collocato in media al 5,75%, nuovo massimo da cinque anni.
L' incremento è dello 0,09% rispetto al 5,66% di aprile e dello 0,36% nei confronti del 5,39% di maggio 2007.
Al record del quinquennio si è collocato il mese scorso anche il tasso medio dei prestiti in euro concessi dalle banche: i finanziamenti sono costati il 6,23% contro il 6,19% di aprile e il 5,68% dì un anno prima.
L’aumento del costo dei finan-ziamenti, secondo l’Associazione dei banchieri, ha risentito delle condizioni del mercato interbancario. Per le imprese non finanziarie, tuttavia, le stime Abi indicano un tasso medio per le nuove operazioni di finanziamento in discesa, al 5,35% dal 5,48% di aprile.
Inoltre, per le aperture di credito in conto corrente, l’Abi rileva che i tassi di interesse sono mediamente di un punto e mezzo in meno nel nostro Paese rispetto a quelli praticati nell’area dell'euro. Per quanto riguarda le famiglie, infatti, secondo il Bollettino i tassi di interesse nel mese di aprile 2008 si situavano all’8,93%, che si raffronta con il 10,55% dell' area euro.
Se lo si valuta all’interno di un panorama internazionale, l’indebitamento delle famiglie italiane resta ancora relativamente basso. In particolare, evidenzia l’Abi, il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile si collocava al 47% nel 2006 e le ultime informazioni sul 2007 segnalano un incremento al 50 per cento.
Un dato senza dubbio contenuto rispetto al 44°/o degli Stati Uniti, al 125% della Spagna, al 99% della Germania, all’87% del complesso dell’area dell’euro e anche al 69% della Francia, dove pure la dinamica è più simile a quella del nostro Paese.
Il Bollettino cita poi le cifre dell' ultima indagine sui bilanci delle famiglie di Bankitalia: la composizione del debito delle famiglie italiane attribuisce il carico maggiore ai debiti verso banche e finanziarie, che incidono per circa l’86% del totale.
Sì tratta di una percentuale in calo rispetto all’88% del 2000 e al 93% del periodo 2002-2004; appare invece in crescita il peso dei debiti commerciali, che si attestava al 5,4% nel 2006, e di quelli verso amici e parenti, che si collocava all’ 8,4 per cento.
La quota di famiglie indebitatesi per l' acquisto di abitazioni era pari nel 2006 a circa il 12%, un valore pressoché identico a quello del 2004 e di poco superiore di quanto osservato nel 2000 e 2002. Le più esposte risultano essere le famiglie del Centro-nord, con il capofamiglia maschio, di età compresa tra i 30 e i 50 armi, con titolo di studio medio-alto, con reddito familiare medio-alto e ricchezza finanziaria elevata. Sempre nel 2006, risultavano aver contratto debiti per fini di consumo il 13% dei nuclei familiari.
Delle modalità di indebitamento delle famiglie italiane, in ogni caso, i banchieri si sono occupati ieri nel corso della discussione dell’esecutivo Abi svoltosi a Palazzo Altieri, analizzando i suggerimenti contenuti in un position paper dell’ Associazione, nel quale si valuta la possibilità di istituire una sorta di osservatorio per capire quali siano anche in Italia le reali dimensioni del "sovraindebitamento" familiare.
Nel documento discusso ieri c’è anche il suggerimento di introdurre procedure ad hoc per la gestione delle crisi delle fami-glie debitrici, sul modello della procedura di concordato fra debitore e creditori; infine, si caldeggiano interventi per l’educazione finanziaria.